Mi chiamo Emily. Era il giorno del mio matrimonio, ormai più di un anno fa, anche se sembra ieri. Quel giorno passò dall’essere il peggiore della mia vita al migliore in una frazione di secondo.
Crescendo ero una ragazza bella: seno a coppa D, gambe lunghe e una figura a clessidra. Essere una rossa naturale con la pelle bianco latte mi rendeva ancora più popolare. Non ero certo una troia quando ero più giovane, ma la mia parte di sesso l’avevo fatta. Poi, al liceo, conobbi Glen. Glen era la risposta a tutte le mie preghiere. Alto, atletico, estremamente bello e ricco. Eravamo fidanzatini del liceo e nell’ultimo anno mi chiese di sposarlo. Sarei stata pazza a dire di no. Tre mesi dopo il diploma fissammo la data: il matrimonio doveva essere il giorno di Capodanno. Solo che non doveva essere.
Mia madre si chiama Julia, ha 41 anni. Le chiesi di accompagnarmi all’altare perché mio padre ci aveva lasciate molti anni prima. Credo di averlo visto l’ultima volta a 8 anni. Mamma pensava che Glen fosse un po’ troppo bello per essere vero, e me lo disse. Litigammo più di una volta e mi vergogno di molte delle cose che le dissi con rabbia. Le dissi che era una vecchia strega che non era riuscita a tenersi il marito e che ora stava cercando di rovinarmi la vita. Guardando indietro, non penso fosse colpa sua se papà se n’era andato. Mamma era una donna molto formosa, con lunghi capelli rosso scuro (più scuri dei miei) e gambe lunghissime che sembravano arrivare fino alle spalle. Non aveva i fianchi larghi come me e di quello ero sempre gelosa.
Un giorno, mentre discutevamo di Glen, la chiamai vecchia strega senza gioia e lei mi schiaffeggiò. Me lo meritavo, ma nel calore del momento la schiaffeggiai a mia volta. La trascinai a terra e rotolammo per terra tirandoci i capelli e imprecando. Sentii i suoi seni grandi premere contro i miei e il suo respiro sul collo mentre lottavamo, e cominciai a sentirmi diversa. Realizzai che mi stavo eccitando. Istintivamente strofinai il mio cavallo contro la sua gamba che avevo tra le mie. Lei non sembrò accorgersene, ma io diventavo sempre più bagnata. Capii che non ero mai stata con una donna e che un giorno mi sarebbe piaciuto provarci. Non con mamma, ovviamente, ma forse Glen e io avremmo potuto fare un trio dopo il matrimonio o qualcosa del genere. Mamma non sembrò mai notare che mi stessi eccitando mentre rotolavamo per terra così.
Anche la sera del mio addio al nubilato fu memorabile. Mamma organizzò tutto come damigella d’onore ed era piuttosto spinto per i suoi standard. Vennero diverse nostre amiche e aprimo i regali. Mamma mi regalò la biancheria più oscena che avessi mai visto: un merry widow blu che mi spingeva le tette fin quasi alla gola, con perizoma, giarrettiere e un paio di tacchi a spillo. Rise così forte quando l’aprii che quasi si bagnò. Credo di aver visto uscire vino dal naso. Stranamente mamma gridò che dovevo provarlo davanti a tutte, ma rifiutai.
«Beh, magari me lo farai vedere in privato più tardi», disse. La maggior parte delle ragazze rideva così forte da coprirla, ma io la sentii benissimo. Mi chiesi se mamma stesse pensando la stessa cosa che pensavo io. Lo scoprii il giorno del matrimonio. Poco dopo aprii un’altra scatola da parte sua e dentro c’era un enorme dildo nero con imbracatura. Tutte ridevano.
«Così puoi fottere Glen nel culo se si comporta male», disse mamma, e notai che si leccava le labbra. Alla fine il dildo fu dimenticato. Finalmente arrivò il giorno del matrimonio. Naturalmente fuori c’era una bufera di neve. Ero tutta vestita con un enorme abito da sposa con una coda di diversi metri. La gente si radunò nonostante la tempesta. Mamma era vestita di crema, con un abito che lasciava vedere un po’ troppo la scollatura; stranamente mi ritrovavo a rubare occhiate nel suo seno ogni volta che potevo. A volte pensavo lo facesse apposta. Tutti erano al loro posto e pronti, tranne lo sposo. Glen non si vedeva da nessuna parte. Ovviamente c’era la bufera e poteva essere in ritardo per quello, quindi aspettammo.
E aspettammo, e aspettammo, e aspettammo. Non si presentò mai. Ero fuori di me: pensavo potesse essere stato in un incidente, morto, o peggio, a sanguinare da solo nel freddo. Alla fine arrivò la notizia. Il testimone di Glen, Brad, ricevette una chiamata sul cellulare. Era Glen. Era a Rio con un’altra donna. Era “veramente dispiaciuto” ma non riusciva a impegnarsi con una sola donna. Avevo sospettato che mi tradisse, ma gli avevo sempre dato il beneficio del dubbio. Ora era tutto confermato… davanti a tutti i miei amici e parenti. E peggio di tutto, davanti a mia madre, quella che aveva sempre saputo che Glen era troppo bello per essere vero. Dannazione a lei!
Scesi di corsa dall’altare e tornai in sagrestia mentre la chiesa si svuotava rapidamente tra “tsk tsk”, “che peccato” e “è troppo brava ragazza per il suo bene” sussurrati sopra la folla. Presto la chiesa fu vuota e io rimasi sola in sagrestia. Avevo chiuso a chiave e pensai di uccidermi lì sul posto; per fortuna non c’era modo di farlo. Sentii mia madre bussare e sussurrare il mio nome. Disse che era fuori con il prete se avevo bisogno di parlare. Le dissi che l’unica con cui potevo parlare era lei e nessun altro. La sentii parlare un momento con il prete, che disse sarebbe andato nella sala della chiesa dove doveva esserci il ricevimento, così avremmo avuto un po’ di privacy. Quando lo sentii allontanarsi, feci entrare mamma. Avevo il viso solcato di lacrime e mascara. Mamma chiuse la porta e venne da me, prendendomi tra le braccia.
«Perché io, mamma?» chiesi. «Perché non ti ho ascoltata?» Quando rispose, la sua voce era un sussurro e mi confortò moltissimo.
«A volte l’età dà una certa saggezza, preziosa mia. La stessa saggezza che mi dice che quando uscirai da questo momento triste, troverai il vero amore.»
Appoggiai la testa sul seno di mia madre, cercando tutto il conforto possibile. Notai che il suo respiro stava diventando più pesante. Forse più profondo? Mi passò le mani tra i capelli e mi calmò finché non smisi di piangere. Lasciai scivolare una mano sul suo ginocchio e, del tutto istintivamente, le strinsi la coscia. La sentii sobbalzare un poco, ma non disse nulla. Continuò solo a passarmi le mani tra i capelli. Il mio respiro diventò corto e irregolare. Mi stavo eccitando, e ero molto, molto bagnata. Avevo bisogno di amore e ne avevo bisogno adesso. Glen e io avevamo deciso di non fare sesso e nemmeno di vivere insieme per tre mesi prima del matrimonio; stavo morendo dalla voglia di un orgasmo. Alzai la testa verso quella di mia madre e lei cominciò a baciarmi le lacrime, cercando di farmi sentire meglio. La guardai con gli occhi da camera da letto e lei continuò a baciarmi il viso dove erano state le lacrime. Cominciai a respirare pesantemente.
«Non preoccuparti, preziosa», sussurrò, «mamma è qui.» E baciò dove c’era stata una lacrima, poi passò la lingua sul punto bagnato del mio viso. Quasi mi sciolsi lì per lì. La lingua di mamma era spessa e lunga e quasi mi fece venire solo con quello. Mi leccò di nuovo il viso e la lasciai fare. Lo prese come il mio assenso. Mi leccò ancora con più forza, lasciando una scia di saliva. Presi il suo mento tra le mani e la attirai verso di me. Mi leccò dal occhio lungo la guancia. Questa volta le leccai io. Mamma gemette decisamente quando finalmente cedetti e le leccai il viso. Lei mi leccò di nuovo, e io lei. Le nostre lingue si incontrarono e giocarono come fossero spade. Continuammo a leccarci e a scambiarci saliva finché lei non fece il passo successivo e mi succhiò la lingua in bocca.
Ero completamente sua. Poteva fare di me quello che voleva e speravo lo facesse. Mamma e io ci baciammo senza pensare all’incesto o al fatto che fossimo in una sagrestia, io ancora con l’abito da sposa. Mi succhiò la lingua e io la sua; entrambe eravamo violentemente eccitate e niente poteva fermarci da quello che stava per succedere. Le mie mani salirono e strinsero i seni abbondanti di mamma. Lei espirò forte quando lo feci e sorrisi per la prima volta da quando ero entrata in sagrestia. Mamma se ne accorse.
«Sono contenta che tu riesca ancora a sorridere», disse ansimante mentre le leccavo il collo verso la scollatura.
«Tu mi rendi felice», risposi. Sentii le mani di mamma che cominciavano a armeggiare con il mio abito da sposa; allungai le braccia dietro la schiena per aiutarla. Bestemmiò mentre faticava emozionata con ganci e bottoni.
«Toglimelo», sussurrai, «ho bisogno di essere nuda per te.»
«Sììììì, preziosa Emily, ti voglio. Voglio darti piacere.»
«Dio, prendimi mamma. Fottemi.»
Alzai l’abito di mamma e le corsi le mani lungo le gambe toniche. Rabbrividì al mio tocco e mi sentii onorata di darle piacere. Le mani salirono all’interno delle cosce e trovai l’umidità tra le sue gambe. Mamma era davvero grondante; ero così eccitata di sapere che era bagnata per me.
Finalmente mamma aveva aperto il dietro del mio abito da sposa e questo scivolò fino alla vita. Si rese conto che indossavo il merry widow che mi aveva regalato. Quasi cominciò a sbavare quando mi vide con il reggiseno a spinta. La tirai contro il mio petto e lei seppellì il viso tra i miei seni; la sua lingua mi diede fuoco. Mi alzai in piedi e l’abito cadde alle caviglie, rivelando perizoma e giarrettiere. Mamma scostò il tessuto della mutandina e, guardandomi amorevolmente negli occhi, cominciò a leccarmi la figa grondante. Quasi svenni quando la lingua di mamma trovò il mio clitoride. Glen non era mai stato bravo a fare il cunnilingus: usava una lingua rigida e la muoveva da un lato all’altro. La lingua di mamma era morbida e bagnata. Leccicava il mio clitoride come un gattino che beve il latte. Quasi caddi in estasi. Mamma se ne accorse e si alzò, faccia a faccia. La baciai appassionatamente e lei mi stese sul pavimento della sagrestia. Allargai volentieri le gambe, esponendo la mia figa appena rasata. Mamma stette in piedi davanti a me, si sfilò la cerniera dietro e lasciò cadere l’abito intorno alle ginocchia.
Sembrava radiosa, i seni che si alzavano e abbassavano per l’eccitazione. Gli addominali tesi e le gambe muscolose. La volevo tra le mie gambe. Come se mi leggesse nel pensiero, mamma si mise a quattro zampe e abbassò la testa tra le mie cosce. Sentii la sua lingua invadermi e mi contorsi di piacere.
«CAZZO!» urlai.
«Emily, siamo in chiesa», scherzò mamma, «bestemmiare è da ragazze cattive.»
«Stai zitta e leccami, troia. Sarò una cattiva ragazza per te, puttana. Fammi venire, cazzo!» le dissi solo per scioccarla. Mamma sorrise e seppellì il viso nella mia figa grondante. Quasi svenni per la ferocia del suo attacco con la lingua. La sua lingua setosa e bagnata turbinava sul mio clitoride e sentii le dita che aprivano le labbra. Due dita dell’altra mano scivolarono dentro di me e io mi dimenai contro di esse il più forte possibile. Mamma aveva una lingua impudente e invadeva ogni centimetro mentre io stridevo di piacere sul pavimento della sagrestia.
«Leccami il buco del culo, mamma», ordinai ansimante.
Mamma alzò lo sguardo: «Sei sicura di volerlo?»
«Ne ho bisogno, mamma. Ho bisogno della tua lingua sul mio culo. È così che mi piace.»
La cosa successiva che sentii furono le mie chiappe divaricate e la lingua di mamma che invadeva il mio ano. Cominciai davvero a iperventilare. Era meglio di qualsiasi uomo mi avesse mai dato. Stavo per venire quando mamma smise di leccarmi; la guardai delusa, ma lei sorrise soltanto.
«Mettiti a quattro zampe per me, Emily. Mamma ha una sorpresa per te.»
Feci come mi chiese con grande urgenza: dovevo venire o sarei esplosa. Mamma frugò nella borsa e tirò fuori il dildo nero dell’addio al nubilato. Rimasi di stucco.
«Non dirmi che te lo porti dietro in borsa sempre, mamma!»
«Va bene, non te lo dico», rispose con un occhiolino. Si infilò l’imbracatura, la strinse in vita e fu di nuovo in ginocchio dietro di me in meno di un minuto. Sentii la testa del dildo invadermi e cominciare a scivolare dentro. Era molto più grosso di Glen e non si sarebbe mai ammorbidito. Tirai verso di me l’abito da sposa e ne infilai un pezzo in bocca, poi urlai mentre mamma lo spingeva fino in fondo e cominciava a fottermi rapidamente. Sentii mamma allungarsi e afferrarmi i capelli, tirandomi indietro verso di lei. Subito cominciai a dimenarmi contro il suo bellissimo corpo. Gli unici suoni in tutta la chiesa erano quelli dei nostri corpi che sbattevano, i grugniti di sforzo di mia madre e le mie urla soffocate nell’abito da sposa.
«Fottemi, Emily, preziosa mia. Diménati contro di me, piccola troia, più forte che puoi. Mamma ti farà venire quanto ti serve.»
«Fottemi fottemi fottemi fottemi fottemi!» ansimavo continuamente. Mamma continuava a spingere il più forte possibile e io mi avvicinavo al nirvana. Non ero mai stata scopata così duro. Mamma stava diventando selvaggia.
«UnghhhhhhhhhhH! CAZZZZZZOOOOO!!!» ricordo di aver urlato, poi una serie di bestemmie e gemiti. Per aumentare la sensazione mamma portò la mano libera a colpire forte la mia chiappa, sculacciandomi. Venni di nuovo quando lo fece.
Dopo alcuni minuti smisi di dimenarmi e mi fermai un momento sul pavimento; sentivo ancora l’enorme cazzo di plastica dentro di me. Quello fu decisivo. Ero lesbica, ero il giocattolo d’amore di mia madre, da ora in poi niente più uomini. Ero una dyke.
«Non lasciarmi mai, mamma», sussurrai.
«Sono tua, preziosa, lo sono sempre stata e sempre lo sarò», sussurrò di nuovo con quel tono consolante. Sapevo che andava tutto bene. Mamma si sfilò da me, lasciò i miei capelli e io caddi sul pavimento. La guardai con lustro animale negli occhi. Era incestо. Era sbagliato. Era tutto ciò che volevo. Avevo bisogno di fare l’amore con mia madre proprio lì sul pavimento della sagrestia.
Le saltai addosso come una leonessa sulla preda. Mamma poté solo strillare di piacere. Le strappai il dildo dalle mani e le baciami il corpo scendendo, lasciando una scia di saliva sulla pancia. Mamma non era rasata a zero ma aveva un bel triangolo a “V” ben curato tra le gambe. Passai la lingua tra i peli pubici e gemette. Vidi il suo clitoride che mi faceva l’occhiolino e andai subito a prenderlo.
«Cazzo di Dio, Emily! Leccamelo, bambina! Scopami con la lingua!» Fui scioccata a sentirla parlare così, ma ammetto che mi eccitò come niente altro avessi mai provato. Mamma cominciò a ansimare e ad afferrarmi i capelli mentre le leccavo la figa per la prima volta. Istintivamente sapevo cosa fare: le feci quello che lei aveva fatto a me. Mamma sussultò mentre le inserivo due dita e cominciavo a ditalinarla rapidamente. Quasi piagnucolava.
«Dio, Emily, fai il miglior pompino, piccola troia!» urlò.
Rimasi stupita che dicesse così e mi piacque; era tutto ciò che avevo sempre voluto in un’amante. Quando le inserii la punta di un dito nel buco del culo venne più forte di chiunque avessi mai visto. Ero innamorata. Dopo diversi minuti mamma si riprese e mi guardò sorridendo. Sorrisi a mia volta, orgogliosa di averle dato un orgasmo così. Orgogliosa di averle dato tanto piacere. Ci baciammo mentre leccavamo le mie dita pulite; mamma succhiò anche quelle che erano state nel suo culo. Le dissi che non era giusto che si prendesse la parte migliore e mi baciò profondamente; potevo sentire chiaramente il sapore del suo culo sulla sua lingua. Era letteralmente il paradiso.
«È stato il migliore che abbia mai avuto», le dissi.
«Lo supereremo… ogni notte da adesso in poi», rispose baciandomi di nuovo.
Mamma mi aiutò ad alzarmi e ci vestimmo in fretta, lasciando un biglietto per il prete. Insieme guidammo fino all’hotel dove mamma aveva riservato la suite nuziale. Avevamo pagato per un’intera settimana e poi una vacanza a Maui. Salimmo e chiudemmo a chiave, mettendo il cartello “NON DISTURBARE”. Per la settimana successiva facemmo l’amore in tutti i modi che riuscimmo a immaginare, su ogni pezzo di mobilio, tutto il giorno. Mamma e io ci scopammo anche a vicenda nel culo con lo strap-on, una prima volta (ma non l’ultima) per entrambe.
Volammo insieme a Maui e passammo le vacanze a far l’amore ventiquattr’ore al giorno. L’ultimo giorno le diedi l’anello di matrimonio che avevo per Glen e mi inginocchiai sulla spiaggia.
«Julia, vuoi sposarmi?»
Pianse e disse di sì, ovviamente. Non ci sposammo davvero, ma lei mi diede il mio anello e facemmo un patto: eravamo sposate ai nostri occhi. Anche se non escludevamo di portare un’altra donna (o due) nel nostro letto. Ci trasferimmo in una cittadina in Inghilterra e dicemmo ai nuovi amici che eravamo amanti lesbiche, non parenti, e tutti ci credettero. Mamma si rivelò l’amante migliore che avessi mai avuto; ha un lato decisamente selvaggio e molto kinky (adesso è molto portata per l’anale), ma di solito io faccio la parte dell’uomo dominante. Ora penso a mia madre come a mia moglie, amica, amante e confidente. E non sono mai stata più felice!!


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